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Filadelfia
06/04/1958
h.15.30
TORINO - FIORENTINA 2-1 (1-0)
Torino
: Rigamonti V, Grava, Bertoloni, Ganzer, Fogli, Armano, Bonifaci, Arce, Pellis, Tacchi. All: Baldi.
Fiorentina: Sarti, Magnini, Robotti, Chiappella, Cervato, Segato, Carpanesi, Lojacono, Virgili, Montuori, Morosi I. All.: Bernardini.
Arbitro: Marchetti di Milano.
Reti: Tacchi 4' (T), Cervato 72' rig. (F), Armano 81' rig. (T).
Spettatori: 16.000 circa.
Note: Cielo coperto di dense nuvole, spruzzate di pioggia, ventate irregolari e temperatura rigida, terreno duro. Calci d'angolo 5-5.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 7 aprile 1958]
Questi sono per il Torino due punti che valgono quattro perché non sappiamo quanti, visto l'andamento del gioco, avrebbero osato sperare in una vittoria. Inferiore tatticamente e tecnicamente, la squadra granata ha quasi sempre avuto l'acqua alla gola e per tre quarti della partita ha giocato nella sua metà campo, impegnata in un lavoro difensivo pesante, affannoso, sempre in pericolo di venire travolta. Per fortuna la Fiorentina, possente come massa di manovra, mancava non di decisione ma piuttosto di incisività e di precisione all'attacco. Di fatto la Fiorentina non è riuscita a segnare nemmeno un gol su manovra, e non sappiamo come potrebbe lamentarsi del risultato, visto che il rigore di cui ha usufruito vale quello che ha dovuto subire, cioè essi costituiscono due episodi che sono stati introdotti dall'arbitro con un criterio di valutazione del falli che non può, purtroppo trovarci consenzienti. Resta così il gol di Tacchi a legittimare la vittoria del Torino. Questo gol decisivo di Tacchi è maturato improvvisamente, in un'azione di contropiede, appena al 3° minuto di glooo. La palla perveniva ad Arce - imbeccato da Bonifaci - a circa tre quarti del campo in zona fiorentina e nella posizione di estrema destra. Arce effettuava da quella distanza, di più, che trenta metri, un tiro che forse voleva essere diretto in rete e che il vento leggermente contrario ha deviato spostandolo su Tacchi. La zona di Tacchi era vuota di difensori, richiamati tutti verso il lato opposto dall'azione di Arce, cosicchè il granata ricevette perfettamente libero l'involontario passaggio, restandone tuttavia sorpreso perché la deviazione della traiettoria non era stata prevista nemmeno da lui. Riuscì comunque a raggiungere la sfera che, difficile da controllare, gli rimbalzò davanti di abbondanti tre metri. Come se non bastasse egli scivolò, ricuperò faticosamente l'equilibrio mentre già sopravvenivano i difensori e, raggiunta ancora la palla, la colpì di destro mandandola in rete a filo del montante. Cominciò allora l'assalto dei viola ohe doveva durare, salvo rare interruzioni, sino alla fine. Il Torino aveva posto Bonlfaci su Montuori e Bearzot su Virgili, ma l'armonia del suo lavoro era rotta dalla cattiva giornata di alcuni elementi. Pellis non riuscì mai ad inserirsi proficuamente nella manovra, tutta la difesa - chi più chi meno - appariva disorientata Davvero c'era da chiedersi se il Torino sarebbe riuscito salvare sino alla fine il risultato. L'attacco aveva però ritrovato Tacchi il quale riusciva non poche volte a superare Magnini, e poteva contare anche su un Arce assai insidioso e ricco d'estro, ma non sempre su Armano impegnato prevalentemente a mezzo campo. Come si vede, un attacco in formato ridotto, nemmeno dotato degli effettivi necessari per un contropiede di una certa consistenza. Questo spiega perché il Torino abbia attaccato troppo poco e si sia prevalentemente difeso di fronte al dilagare dell'offensiva del viola. I tifosi avevano motivo di trattenere il fiato. La difesa aveva a tratti sbandamenti preoccupanti, era lenta a sgombrare, talvolta si attardava su palleggi effettuati con una tranquillità che facevano drizzare i capelli agli spettatori, uscito dalla fase difensiva il gioco non riusciva più a distendere la squadra perché i mediani (più Bonifaci) essendo impegnati in compiti fissi, avevano abbandonato il mezzo campo ove Chiappella e Segato facevano quello ohe volevano. Va rilevato che tanto Bonifaci quanto particolarmente Ganzer erano scesi in campo in condizioni fisiche piuttosto malandate per certi malanni ai ginocchi curati con iniezioni, tanto per permettere ai due atleti di giocare. Ad ogni modo, questa che abbiamo tratteggiato, è stata la situazione del gioco per tutto il primo tempo. Per fortuna gli errori degli avanti viola alutavano il Torino. Montuori era indaffaratissimo in certi palleggi che essendo sovrabbondanti finivano col diventare nocivi. Virgili cercava di piazzare la cannonata di cui ha conservato la potenza e perduto la precisione. Lojacono era buono a mezzo campo e meno in fase di realizzazione. Il migliore dei cinque avanti per noi è stato Carpenesi, sobrio nel palleggio, veloce nello scatto, dosato nei centri: Senza dubbio la mancanza di Julinho e di Gratton si è fatta largamente sentire. La pressione dei viola veniva alimentata dai due laterali Chiappella e Segato, padroni del mezzo campo, signori del gioco, maestri nel tocco e nel passaggio. Nella ripresa, ci fu, per circa una ventina di minuti, addirittura un principio di crollo nell'impalcatura granata. La Fiorentina infieriva all'attacco portando l'affanno nel Torino pressoché schierato interamente in difesa. All'attacco non erano rimasti che due uomini: Arce e Tacchi, quest'ultimo spostato all'estrema destra. La minaccia che incombeva sulla loro porta aveva allarmato i granata che si erano schierati a far argine. I rinvii non venivano nemmeno più raccolti dagli avanti ma erano facile preda dei difensori piazzati sulla linea di metà campo e pronti nel rilanciare. Il pubblico cominciò a fischiare. Proprio al 20° minuto si verificava quello che già da tempo si temeva: il pareggio del viola. L'azione partiva da Lojaoono che cercava di imbeccare Montuori al limite laterale dell'area, sulla destra e, come al solito, controllato da Bonifaci. Quest'ultimo, che nell'azione ci volgeva le spalle, tentò una rovesciata e l'arbitro ebbe l'impressione che egli avesse toccato la palla col braccio. Raccontlamo l'azione come l'abbiamo vista e come crediamo l'abbia vista l'arbitro, anche lui nell'impossibilità di controllare con precisione i movimenti della palla. Sia che si trattasse di un tentativo di rovesciata, sia che si fosse verificato invece un rimbalzo con effetto della sfera fra due giocatori che cercavano di ostacolarsi a vicenda, certo è che il fallo, se fallo c'è stato, non poteva che essere del tutto involontario perché originato da un'azione disgraziata in cui non c'era nemmeno un principio di colpa. L'arbltro fischiò e fischiando non poteva che concedere il rigore. Le solite proteste, poi il tiro di Cervato: la palla batteva al piede del montante alla destra di Rigamonti e deviava in rete. Si presentava allora per il Torino l'arduo problema del ricupero. Come avrebbe potuto la squadra granata, dopo tanta fatica per conservare quell'unico gol di Tacchi, trovare ancora energie e gioco per risalire alla vittoria? E' qui che s'è visto, a nostro avviso, l'animo e il temperamento della squadra. Occorre dire che già fin dal primi minuti della ripresa, Bertoloni era rimasto contuso in un incontro ed aveva ceduto il suo posto a Bonifaci portandosi all'estrema sinistra ove non poteva dare al gioco che un contributo saltuario. In queste condizioni il Torino, tecnicamente e moralmente inferiore ad un avversario che non solo possedeva il miglior gioco ma che dimostrava col suo comportamento aggressivo di avere la certezza della sua superiorità, trovò in se lo spirito e le forze per riportarsi al comando Al 38', dopo che Marosi aveva mandato la palla a sfiorare la traversa, si verificava l'azione decisiva. Lanciato da Pellis, Tacchi volava verso la rete in direzione diagonale. Appena oltre il limite dell'area veniva stretto da due difensori, ai quali egli cercava di sfuggire scattando fra i due, ma un piede, ci parve quello di Cervato, lo bloccò e a questo punto il granata fece un teatrale capitombolo. Nell'azione difensiva c'è stata, a nostro parere, più fatalità che colpa; occorre anche tener conto di quel peso piuma che è Tacchi e della facilità con cui egli vola al più piccolo urto. L'arbitro, ad ogni modo, giudicò diversamente da noi e puntò il dito sul disco del rigore. Anche qui proteste, poi tirava Armano ed il gol era fatto. Occorreva ora resistere e il Torino resistette dopo aver ricuperato fortunosamente una vittoria che già aveva fortunosamente perduto.