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| Filadelfia |
| 20/04/1958 |
| h.15.30 |
| TORINO - ATALANTA 4-0 (2-0) Torino: Rigamonti V, Grava, Brancaleoni, Bearzot, Ganzer, Fogli, Crippa, Armano, Bonifaci, Arce, Tacchi. All.: Baldi. Atalanta: Galbiati, Gustavsson, Roncoli, Angeleri, Janich, Marchesi, Perani, Ronzon, Zavaglio, Conti, Longoni. All.: Adamek e Tentorio. Arbitro: Moriconi di Roma. Reti: Arce 6', 32', Crippa 61', Tacchi 88'. Spettatori: 15.000 circa. Note: Bella giornata, finalmente primaverile, terreno in ottime condizioni. Angoli 9-1 per l'Atalanta. Cronaca [Tratto da La Stampa del 21 aprile 1958] Vittoria facile del Torino, e il risultato lo dice. Più facile anche del previsto perché affettivamente l'Atalanta non ha mantenuto le promesse ed è apparsa forte ma non eccezionalmente in difesa e troppo cincischiante all'attacco. La sua fresca fama di squadra veloce, aggressiva e sbrigativa non è stata confermata, il suo gioco si è dimostrato convenzionale a mezzo campo e senza incisività nella fase conclusiva, imperniato prevalentemente sul palleggio di Conti che è appunto un gioco da centro campo, utile quando è sobrio e quando l'atleta è in vena, ma dannoso quando insiste perché ferma tutto. Avveniva che quella manovra insistente e dispersa dei nerazzurri non faceva che preparare il contropiede dei granata i quali piombavano sulla difesa avversaria con azioni veloci e decise che anche quando non arrivavano alla conclusione davano egualmente la sensazione di avere il gol a portata di mano. E' nuociuto all'Atalanta non avere elementi tipici di rincalzo, il che costringeva i due laterali, uno dei quali era portato su Arce a fare da spalla a Janich, a svolgere un faticoso lavoro di ricupero per saldare l'azione fra attacco e difesa. In altre parole è mancato ai nerazzurri il contrappeso di. Bonifaci, maestro nella sua azione di raccordo e dominatore del centro campo granata. Da ciò uno scompenso nell'intelaiatura della squadra ospite, una azione spesso ricca di movimento ma povera di idee, e corridoi sovente aperti al Torino che, del resto, non ha saputo adeguatamente sfruttarli. Si è insistito, ad esempio, poco su Crippa che alla sua prima esibizione sul campo torinese ha dimostrato di avere dei numeri per fare della strada e che se fosse stato maggiormente;impegnato avrebbe forse obbligato gli avversari ad allargare le maglie difensive al centro con vantaggio evidente dell'attacco che appunto al centro aveva l'uomo più pericoloso: Arce, Ma questi non sono che rilievi marginali che tendono a chiarire il perché del tracollo atalantino; per quanto non tutto sia sempre spiegabile nel gioco che non è geometria applicaata ma estro e invenzione del momento. E questo appare evidente particolarmente nel Torino che non è una squadra dalla metodica e costante costruzione di gioco, ma piuttosto un organismo dotato di quell'ispirazione sentimentale che, prima dell'avvento del sistema, era la riconosciuta caratteristica di tutto il calcio latino. Ad ogni modo, tutto il primo tempo del Torino è stato vivace, interessante, condotto con decisione, anche se non sempre con armonico sviluppo di azioni, il che non deve essere interpretato come un difetto per una squadra come quella granata la quale avendo una organizzazione di centro campo che alleggerisce il reparto attaccante, a questa organizzazione più utile che spettacolare, informa il suo gioco. Bonifaci e Arce sono stati gli uomini di maggior rilievo della compagine: tutto ordine e precisione il primo, sorprendente e improvvisatore il secondo. Di Crippa è stato molto più quello che si è intuito che non quello che si è visto; gran sgobbone Armano che ha effettuato una spola sfiancante con una abnegazione degna di lode; fantasioso Tacchi, in progresso di rendimento ma che deve semplificare ancor più la sua azione; ottimi Bearzot e Fogli, il primo per la massa di lavoro svolto e il secondo per certe sue intuizioni di piazzamento di gran fiuto e per alcune uscire di mischia effettuate con tale facilità di tocco da restarne ammirati. Ganzer ha avuto un lavoro meno pesante del previsto, l'attacco avversario l'ha messo raramente in seria difficoltà e sui palloni alti era pressoché imbattibile. Lodevoli Grava e Brancaleoni. Tirate le somme, il Torino con la vittoria di ieri è salito al sesto posto della classifica, in comunione col Lanerossi, e se si tiene presente che quattro domeniche fa, dopo la di sastrosa partita di San Siro, l'orizzonte appariva così cupo da suscitare allarmanti presagi, appare tanto più bella questa impennata che di colpo ha fatto compiere alla squadra un balzo veramente prodigioso. Con questo balzo il Torino non va oltre le sue possibilità, non si supera, resta anzi nella piena misura delle sue forze e del suo gioco che hanno trovato finalmente il binario giusto e il ritmo adeguato. L'Atalanta ha svolto un lavoro ma poco gioco, e non sembri una contraddizione. Rare sono state le occasioni create e le più belle le ha sciupate. Non meritava un punteggio così pesante e dobbiamo ritenere la prestazione di ieri al di sotto delle sue possibilità. Il migliore è stato a nostro avviso Angeleri, un mediano tipico, più intelligente che tecnicamente completo, uomo che ha sempre un'apertura nella sua azione ma che non ha avuto collaborazione dall'attacco il quale è rimasto generalmente su di un piano di gioco piuttosto mediocre. La situazione dell'Atalanta è stata pregiudicata dal primo gol del Torino segnato dopo appena sei minuti di gioco in seguito ad un corner provocato da Gustavsson nel suo duello con Tacchi. Sul calcio d'angolo, Arce entrava di testa e segnava da tre passi. Ecco quindi l'Atalanta già costretta a ricuperare. L'occasione si presentava al 24' su un tiro di punizione da venti metri: Rigamonti usciva dai pali anticipando troppo ma protendendosi riusciva ancora a toccare la sfera che finiva in angolo. La squadra nerazzurra insisteva e otteneva altri due corners, ma al 30' in un'azione di contropiede il Torino sfiorava la seconda rete. La azione era condotta dalla cop pia Arce-Armano e giungeva fino al limite dell'area di rigore bergamasca dove Armano trovava il corridoio libero, imbeccato dal compagno. A cinque o sei metri dai pali il granata tirava fuori. Al 33' il Torino raddoppiava. Calcio di punizione quasi dal corner, tirava Armano, di testa Fogli intercettava la parabola deviando il pallone su Arce, tiro fortissimo del granata e la palla picchiando violentemente contro la faccia interna di un montante deviava in rete. Tiro stupendo. A dieci minuti dal riposo, una delle poche imbeccate a Crippa, ed era Bonifaci ad effettuare il passaggio. L'estrema destra chiudeva al centro e tirava di sinistro: la mano di Galbiati deviava il bolide che rimbalzava poi sul palo e veniva quindi allontanato. Il Torino aveva giocato nel primo tempo contro sole e non aveva certo risparmiato le sue forze. Nella ripresa ebbe il suo quarto d'ora di crisi: gioco che non morde, uomini fuori posto, senso di disordine nella squadra. L'Atalanta ne approfittava per attaccare e falliva al 12' l'occasione di segnare con Longoni il quale, solo davanti al portiere e imbeccato da Peroni, mancava il bersaglio. Ma ecco il Torino, al 16', rompere finalmente la prevalenza avversaria e partire in contropiede. Azione di Tacchi, la palla perveniva ad Arce, battute di palleggio al centro per trovare il corridoio, poi era lo stesso Arce che allungava a Crippa. Chiamato per la seconda volta ad una azione decisiva, il ragazzo non si faceva pregare, piegava al centro e fulmineamente preveniva il tentativo di uscita del portiere spedendo la palla in rete. Il tre a zero voleva dire la sicurezza del risultato e il Torino, che non doveva più raggiungere nella ripresa le quote di gioco del primo tempo, si infiacchì. Ne approfittava l'Atalanta per attaccare, ma solo al 40' essa sfiorava di nuovo il gol con un colpo di testa di Longoni che finiva a lato. Un minuto dopo punizione contro il Torino da trenta metri. Tirava Angeleri, sulla traiettoria cercava di entrare di testa Ganzer ma sfiorava appena la palla, Rigamonti usciva e rimediava una situazione quasi disperata protendendosi e deviando la sfera sopra la traversa. A un minuto dalla fine, quarta rete del Torino, su contrattacco anche questa. Azione condotto da Arce, Armano, Tacchi. Al limite dell'area, Armano imbeccava l'estrema sinistra che scattava al centro fra i difensori, sul filo del fuori gioco. Il portiere cercava di uscre ma il tiro lo coglieva a mezza strada. |
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