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| Filadelfia |
| 27/04/1958 |
| h.15.30 |
| TORINO - LAZIO 1-1 (0-1) Torino: Rigamonti V, Grava, Brancaleoni, Bearzot, Ganzer, Fogli, Crippa, Armano, Bonifaci, Arce, Tacchi. All.: Baldi. Lazio: Lovati, Molino, Eufemi, Napoleoni, Pinardi, Carradori, Muccinelli, Bravi, Tozzi, Pozzan, Selmosson. All.: Monza. Arbitro: Angelini di Firenze. Reti: Selmosson 4' (L), Berzot 61' (T). Spettatori: 20.000 circa. Note: Tempo bello, terreno in buone condizioni. Esordio nella Lazio del giovane Napoleoni, classe 1937. Angoli 8-6 per il Torino. Cronaca [Tratto da La Stampa del 28 aprile 1958] Un goal della Lazio all'inizio del primo tempo e uno del Torino dopo appena pochi minuti della ripresa. Le sorti della partita si sono equilibrate nel punteggio, ma non altrettanto nel gioco. La squadra romana ha giocato meglio nel primo tempo e quella granata ha largamente dominato nel secondo: la prima pareva avviata a vincere e si sarebbe detto che l'avversaria non ce l'avrebbe fatta non diciamo a superarla, ma nemmeno a raggiungerla; questa ultima invece è risorta nella ripresa più vigorosamente di quanto ci si potesse attendere, potente ma un po' disordinata, sperduta in quel labirinto che era diventata la difesa laziale per l'infoltirsi degli uomini lungo il cammino degli attaccanti granata. Se la Lazio ci ha fatto vedere nel primo, tempo più di quanto abbia poi saputo mantenere nella ripresa, il Torino al contrario ha avuto un secondo tempo mirabile per slancio e vigore agonistico. Senza dubbio se la qualità del suo gioco si fosse adeguata a questo slancio la vittoria sarebbe stata facile contro un avversario che per difendersi aveva smobilitato l'attacco, ma non è tuttavia da dare troppo peso a questa considerazione poiché è risaputo che la manovra diventa casuale quando si preme contro uno schieramento che ha presso che unicamente il compito di sgombrare. Il fatto più interessante resta il capovolgimento verificatosi nella squadra romana dopo il riposo e dopo il pareggio del Torino avvenuto al 16° minuto. Fu dovuto al caldo e alla stanchezza? O non piuttosto alla pressione esercitata dai granata che ha obbligato l'avversario a rinunciare al suo sogno di vittoria per portare almeno in salvo il pareggio. Il goal segnato dalla Lazio ai 4° minuto dall'inizio ha avuto un peso determinante negli sviluppi della manovra delle due squadre. L'azione partiva da una rimessa latera le effettuata da Carradori a un metro dalla linea di fondo sul la destra dell'attacco laziale: una rimossa lunghissima che creava ressa e confusione davanti alla porta granata. Nella mischia la palla perveniva a Selmosson al limite dell'area. Il tiro del laziale, non forte, non avrebbe potuto dare, in una situazione più chiara, preoccupazioni a Rigamonti, ma in quella selva di gambe il portiere non deve aver veduto partire il tiro. La palla batté contro il piede del montante alla destra di Rigamonti e deviò in rete. Un goal piuttosto fortunoso ma che comunque imbrogliava le carte al Torino. Già in partenza, quindi, la Lazio si trovava in vantaggio. Lo slancio di riscossa dei granata doveva in seguito agevolare il suo compito favorendo anioni di contropiede, cioè volgeva a suo favore la situazione che di solito è preferita dalla manovra del Torino. Tutto il primo tempo della squadra ospite è stato degno di rilievo. Essa era superiore all'avversario nel palleggio, nella fluidità delle azioni, nella prestanza ed efficienza atletica. Gli spunti di contrattacco avevano il loro perno nella coppia Tozzi-Selmosson ma lo aiuto che vi portavano Muccinelli e Bravi era tale da dare al contropiede l'aspetto d'una manovra densa di gioco e di idee tattiche. Fu presto chiaro che il Torino non poteva ribattere sullo stesso piano di efficienza. Nel gioco alto niente da fare contro avversari dotati di maggiore capacità di elevazione e sempre in grado d'anticipare. Nella manovra a terra aveva pure due volte su tre la meglio la decisione dei difensori, scattanti, robusti nel corpo a corpo, pronti ai rilanci. Il gioco di Tozzi e Selmosson - gli scatti, il palleggio raffinato, la varietà della manovra - costituiva una dimostrazione di intelligenza e di superiore capacità tecnica. Due volte il Torino si trovò tuttavia nella condizione di poter pareggiare: alla prima al 22°, Bonifaci scattato libero ad una dozzina di metri dalla porta, veniva fermato per errore dall'arbitro che non aveva tenuto conto della regola del vantaggio lasciandosi sfuggire il colpo di fischietto; nella seconda, al 36°, Armano riceveva a pochi metri dalla porta un allungo di Bonifaci e prontamente con una mezza rovesciata stangava in rete, ma Lovati ebbe un'intuizione del tiro veramente prodigiosa e riuscì a deviare in angolo. Da parte sua la Lazio mancava una seconda rete con Tozzi a tre passi dalla porta; e sarebbe stata la rete che avrebbe deciso la partita. Venne la ripresa. Era convinzione generale che il Torino non ce l'avrebbe fatta a risalire: il gioco avversario l'aveva frastornato, l'andamento della partita si era fatto contrario al suo abituale impianto tattico, molti dei suoi uomini non erano nella giornata migliore. Giocava ora col sole alle spalle e attaccò come una furia. Passò il primo quarto d'ora senza nulla di fatto, la squadra granata incassò anzi due corners, frutto di azioni di contropiede. Attaccavano anche i laterali, specialmente Bearzot lanciato come una catapulta nella mischia. E' stato in una di queste azioni a testa bassa che il Torino agguantava il pareggio. Al 17° minuto. Fogli dal limite del l'area, nella posizione di mezzo sinistro, mandava uno spiovente diagonalmente verso la porta e su di esso si precipitava Bearzot: a un passo dai pali l'azione si concludeva, il granata precedeva l'uscita del portiere e di testa toccava in rete. La partita ritornava aperta a qualunque risultato e sembrava facile prevedere, la riscossa della Lazio. Ma la riscossa non venne, la squadra anzi gradatamente si spense, Tozzi e Selmosson, incolore, Muccinelli combattivo ma poco efficace Bravi, senza rilievo Pozzan; tutta la squadra era indaffarata a difendersi, sciupava anche le non molte occasioni di contropiede che la situandone le offriva, vi erano larghe zone di terreno in cui si potevano vedere tre giocatori granata e nemmeno un laziale. Intanto il Torino tambureggiava. Falliva al 91' un'occasione con Armano, incalzavacreando trambusti sotto porta, mai un momento di rilassamento nel sito impeto, ma tutto vano. Bonifaci e Bearzot sono stati gli artefici maggiori della riscossa, con un comportamento, di così profonda abnegazione e di così efficace iniziativa da meritare la più alta lode. Poi Fogli, Arce, Armano e in certe azioni Tacchi, tutti tuffati in una mischia che è durata pressoché ininterrottamente per tutta la ripresa. Ma il goal iniziale - come abbiamo detto - aveva tradito il Torino, anzi lo aveva dirottato, rivoluzionando il suo consuetudinario telaio di gioco. Non s'è visto tecnicamente il miglior Torino, ma si sono ammirati però nell'undici granata la volontà e l'entusiasmo della sua più bella tradizione. |
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