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Filadelfia
11/05/1958
h.16.00
TORINO - GENOA 4-2 (0-2)
Torino
: Rigamonti V, Brancaleoni, Grava, Bearzot, Gerbaudo, Fogli, Crippa, Santelli, Arce, Bonifaci, Tacchi. All.: Baldi.
Genoa: Gandolfi, Bruno, Becattini, De Angelis, Carlini, Leopardi, Frignani, Abbadie, Robotti, Leoni, Barison. All.: Frossi.
Arbitro: Righi di Milano.
Reti: Leoni 2' (G), Abbadie 44' (G), Arce 48', 79' (T), Santelli 57', 90' (T).
Spettatori: 12.000 circa.
Note: Cielo coperto, leggero vento, terreno in buone condizioni. Prima dell'incontro il Genoa ha fatto deporre dal suo capitano Abbadie un cuscinetto di fiori con i nastri rossoblu alla lapide ricordante i caduti di Superga. Il Torino scende in campo con la divisa bianca per dovere di ospitalità. Ammonito Santelli, calci d'angolo 9-3 per il Genoa.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 12 maggio 1958]
Una partita a sorpresa in tutti i sensi. E' stata splendida, mentre molti pronosticavano un'affannosa lotta da parte del Genoa in cerca di punti per salvarsi ed un tono agonistico smorzato da parte di un Torino ormai tranquillo, (ora si trova addirittura sesto in classifica, piazzamento che soltanto poche settimane fa sembrava utopistico, piazzamento comunque meritato). In secondo luogo l'andamento stesso dell'incontro ha dosato emozioni, ansie e soddisfazioni col ritmo degno di un film da festival. Registi: il caso, l'orgoglio del Genoa e lo slancio del Torino. I rossoblu hanno avuto la strada del successo idealmente spianata dalla rete di Leoni a due soli minuti dal fischio d'inizio; hanno raddoppiato il vantaggio grazie ad una pronta girata di Abbadie proprio allo scadere del primo tempo. I torinesi, per risposta, vantano solo un palo di Tacchi. Quando i liguri sono rientrati dopo il riposo apparivano in una botte di ferro per quanto riguardava il risultato. Invece la trama dell'incontro aveva appena toccato le sequenze di avvio. Molti colpi a sorpresa dovevano ancora verificarsi. Ecco infatti Leoni prodursi una distorsione al ginocchio in uno scontro - del tutto fortuito - con Brancaleoni. L'attaccante ligure, uno dei migliori per rendimento nel complesso della manovra, esce, si fa medicare e rientra, ma completamente nullo. Il caso beffardo gli regalerà due occasioni da rete, su respinta di pugno del portiere granata. Lo zoppo Leoni le mancherà entrambe: nessuno può fargliene colpa. Al 4', intanto Arce, su punizione, trova lo spiraglio giusto per segnare. Al 12° Beccattini salva alla disperata su Bonifaci. Ne sorge un calcio d'angolo. La palla va a finire a Santelli. Mezza girata ed il goal del pareggio à fatto. A questo punto, sommando due più due si potrebbe tranquillamente escludere ogni futuro mutamento. Il Torino può essere soddisfatto per la rimonta. Ai liguri un punto classifica appare prezioso. E' il caso di rinforzare le difese, tanto peggio per lo spettacolo. Del resto, non si trova forse in panchina Frossi, l'allenatore conosciuto in Italia per il coraggio spregiudicato con cui sa ordinare la tattica chiusa quando ne è il caso? Il Genoa si era schierato con il doppio centromediano quando poteva contare su tutti i suoi uomini validi e mentre era in vantaggio. Motivo di più per applicare un solido sbarramento, visto il malanno di Leoni. Ma - si è detto - quella di ieri era la gara dell'imprevisto. Inaspettatamente il Genoa serra sotto, facendo avanzare spesso i laterali. Rigamonti para per due volte il pallone da goal, partito dapprima dal piede di Robotti (ed il portiere granata aveva la visuale coperta) e poi da quello di Barison (una staffilata a fll di paio che presentava novaiitanove probabilità su cento di finire in rete). Dopo questa seconda prodezza la gara ha una svolta. Al 35' Arce, servito da Bonifaci, controlla il pallone come solo un giocatore di scuola sud-americana può fare quando è deciso di dimostrare le sue doti. Stop, girata e palla in rete. Il Torino è ora in vantaggio, si è giunti quasi al termine, tuttavia c'è tempo per altri colpi di scena. Il Genoa fa appello alle energie rimaste ai suoi provati calciatori. Attacca ancora. Attacca con slancio, trascinato da Frignani, Abbadie e Barison e sospinto da Robotti ottimo centravanti arretrato. Frignani deve sbrigarsela con Gerbaudo, il giovane e promettente centromediano spostato nel corso dell'incontro a terzino sinistro; Abbadie si trova di fronte a Grava, un degno rivale; Barison, infine, ha per avversario Brancaleoni. Curioso è il motivo per cui l'abituale terzino sinistro granata era ieri a destra. Barison e Grava sono nati nello stesso centro, Vittorio Veneto. Il capitano del Torino aveva chiesto di non dover entrare in lotta diretta col suo compaesano. Non voleva approfittare della propria calma per mettere in imbarazzo un amico turbato dall'ansia e tanto meno desiderava correre il rischio di dover entrare duro su Barison. Grava era stato accontentato. Un pizzico di sentimentalismo in una delle più belle partite di campionato non stona. E Grava unendo l'utile al patetico si comporta egregiamente come stopper. Tuttavia, nonostante l'attenzione della retroguardia granata, Abbadie, su cross di Frignani, giunge a due passi dalla linea bianca. Lo atterrano. Penalty indiscutibile. E' il 41' della ripresa. Nessuno sa che cosa stiano combinando in questo momento le altre squadre del settore retrocessione. L'esito del rigore è dunque decisivo per l'undici ligure. Può significare salvezza o guai seri. La responsabilità del tiro piomba sulle spalle di Barison. Gandolfl volta le spalle alla scena. Anche l'allenatore Frossi non se la sente di guardare. Scappa via, giù dalia scaletta del sottopassaggio. Barison è pallido. Eccolo: ha calciato. Rigamonti si tuffa a sinistra, la palla, ben diretta, va a destra.. E se ne sente lo schiocco secco contro un montante. Addio speranze del Genoa! (E' molto simpatico un commento fattoci poi da uno dei più bravi ed anziani giocatori granata: "Lo sport è sport. Occorre lottare con crudele lealtà sempre. Così ho fatto, ma confesso che mentre l'attaccante del Genoa tirava, mi ero immedesimato talmente nel suo stato d'animo da augurargli quasi di far centro". Strane emozioni suscita il calcio nei suoi attori. Strane, eppure umane. Ma torniamo alla cronaca. Dopo la delusione finale i rossoblu sono accasciati. Su lunga rimessa in gioco di Rigamonti, Santelli ne approfltta per scartare Cardoni e filare in area. Tiro preciso quarto goal del Torino. La gara scorbutica finisce in trionfo. I granata vengono issati sulle spalle da un gruppetto festante che, bandiere al vento, ha invaso il campo con l'impeto di una carica del settimo cavailleggeri. Spicca nel mucchio Arce, questo estroso calciatore che in venti partite ha segnato complessivamente dieci reti, un giocatore che non sempre è apprezzato, ma in compenso è sempre il primo ad essere fischiato per gii sbagli. I ragazzini tifosi, nel portarlo in trionfo, sembrano volerlo ricompensare delle amarezze passate. Arce sorride. Sorride il giovane Fogli egli pure in bilico sulle spalle degli ammiratori Sorridono tutti, compreso Baldi che ha ben guidato la formazione in questo scorcio di campionato. A capo chino, invece, filano via i giocatori rossoblu. Hanno lottato bene, troppo bene forse. In certe circostanze occorre puntare, con umiltà, al punteggio dimenticando di essere una grande squadra. Solo negli spogliatoi verrà anche per essi, attraverso le vie della radio, un po' di serenità. Il Verona. Ultimo in graduatoria, ha perso a Padova. Nel clima duro per la lotta contro la retrocessione il male tuo è per me la vita. E il Genoa sciupone ma elegante e classico visto a Torino non merita davvero di retrocedere.