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Comunale
19/12/1982
h.14.30
TORINO - ASCOLI 2-0 (1-0)
Torino
: Terraneo, Corradini, Beruatto, Zaccarelli, Danova, Galbiati, Torrisi (al 75' Rossi), Dossena, Selvaggi (all'86' Bertoneri), Hernandez, Borghi. A disposizione: Copparoni, Salvadori, Comi. All.: Bersellini.
Ascoli: Brighi, Anzivino, Boldini (al 61' Carotti), Scorsa, Gasperini, Mandorlini, Novellino, De Vecchi, Monelli, Nicolini, Muraro (al 46' Pircher). A disposizione: Muraro, Trevisanello, Zahoui. All.: Mazzone.
Arbitro: Lanese di Messina.
Reti: Selvaggi 45', Borghi 86'.
Spettatori: 19.472 di cui 10.544 paganti e 8.928 abbonati per un incasso di 62.824.500 lire.
Cronaca
[Tratto da La Stampa del 20 Dicembre 1982]
Dopo 420 minuti di digiuno (i granata non segnavano dal 31 ottobre (1 a 1 con il Napoli), il Torino si stana ed esce dal tunnel della crisi di risultati. E' Selvaggi la chiave che apre i cardini preparati da Mazzone non senza una punta di cinismo; ed è Borghi a spalancare la porta del successo, arrotondando il punteggio. Non è stala una partita bella, né avvincente. A Bersellini Interessavano soltanto i due punti, da conquistare con accortezza ed intelligenza, senza nevrosi e isterie. Le parole del trainer sono state tradotte alla lettera sul campo. La squadra si é dunque ispirata - passi l'ardire - a Machiavelli, la cui filosofia permetteva ogni tipo di licenza purché fosse raggiunto lo scopo. Probabilmente i tifosi non avranno gradito certe rinunce e certi rallentamenti del gioco, ma, alla fine, hanno potuto degustare, insieme al panettone, il dolce ed inconfondibile sapore del successo. Che l'Ascoli fosse arrivato a Torino con la irrinunciabile idea di non perdere lo si è visto leggendo la formazione: niente ''leggerino'' Carotti e niente Pircher, uomo da sfondamento quando la squadra preme. Ma poiché l'Ascoli non aveva intenzione alcuna di sospingere le proprie ambizioni al di là della metà campo avversaria se non con schemi vischiosi ed attaccaticci, puntando tutto sulla velocità dell'evanescente Muraro e sulle invenzioni (davvero poche) di Monelli, al Torino non restava che aspettare l'occasione per sterrare i colpi decisivi. Da buon giocatore di scacchi. Bersellini ha intuito l'unico vero pericolo in Novellino, un ex di vecchia data. Dopo averlo ''assaggiato'' con Beruatlo, gli riservava Zaccarelli, il migliore in campo in senso totale. Renato si adeguava alla nuova incombenza e non solo metteva la museruola allo scalpitante ascolano, ma addirittura trovava lorza e lucidità per sospingere la squadra con cambiamenti di cadenze di penetratività. La partita era, costume ormai abusato sui campi di calcio italiani, un intreccio di marcature e di trabocchetti. II pubblico granata a volte si spazientiva, non intuendo ancora i timori di una squadra a secco di gol e di risultali e brutalmente scottata nell'esperienza vissuta con il Cesena. Temendo il contropiede, Bersellini si preoccupava di rendere innocui Muraro con Corradini e Monelli con Danova. Il settore più importante, che deve aiutare alla distruzione ed alla costruzione del gioco, stabilizzava a medioeampo la zona operativa, chiudendo la cerniera con Torrisi, Zaccarelli, Dossena ed Hernandez. Non c'erano acuti, ma tanta applicazione. Mancavano le fiammate, ma i rischi erano azzerati, poiché Terraneo interveniva solo su una palla alta. Nel buio cadeva anche l'Ascoli, che aveva però il sostegno del risultato (il pari). Il Torino aveva provato a forzare i tempi con un lungo tiraccio di Torrisi al 7' (ma bellissima era la risposta in volo di Brighi), il quale si ripeteva undici minuti più tardi, calciando iuori un pallone indirizzatogli da Hernandez, L'andamento della partila garantiva assoluta tranqullità per i portieri. Anche perché Selvaggi e Borghi, pur con l'attenuante di trascorrere il pomeriggio in mezzo ad una nuvola di avversari, sembravano paralizzati dall'idea di essere indotti in errore anche dal pallone più giocabile. Insomma, le manovre si riducevano a una scaramuccia fronte a fronte fra Dossena, Hernandez, Torrisi e Zaccarelli da una parte e Mandorlini, De Vecchi, Boldini e Novellino dall'altra. Improvvisamente, arrivava il gol atteso, che premiava la paziente disposizione mentale (fino a sembrare a volte rinunciataria) del Torino. Una manciata di secondi mancavano alla fine del primo tempo: calcio d'angolo di Hernandez, come si usa fare in Inghilterra.. con traiettoria corta. SI avventava Beruatto di testa, palla che scavalca tutti i difensori ascolani meno Selvaggi, il quale portava il Torino meritatamente in vantaggio. Nella ripresa si aveva la riprova della giustezza di certe teorie: il Torino era più disinvolto, anche se egualmente frenato dal timore di subire uno sgarbo in contropiede, proprio nel giorno in cui devono essere dimenticate astinenze e delusioni. L'Ascoli, solo nel primo tempo era anelalo vicino alla porta di Terraneo (che al 26' si sedeva sulla palla calciata da De Vecchi in posizione angolata), nella ripresa cambiava uomini, ma non mentalità. Entrava Pircher ed entrava ''leggerino'' Carotti. Senza risultati: Danova, Beruatto e Corradini non concedevano nulla, anche perché il valido Galbiati era meno fluidificante del solito. La musica era la solita, salvo a presentare il secondo acuto decisivo all'87', quando Bertoneri, appena entrato, porgeva ad Hernandez il quale (udite, udite!) si sbarazzava subito della palla e la allungava all'accorrente Borghi: due passi, gran destro, e il due a zero metteva tutti con l'anima in pace.